GLI OTTO QUARTETTI PER ARCHI DI MARIO LAVISTA

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Mario Lavista (1943-2021), compositore messicano del XX secolo, negli anni ’60 studia composizione al Conservatorio Nazionale del Messico sotto la guida di Carlos Chávez, Héctor Quintana e Rodolfo Hallfter. Riceve nel 1967 una borsa dal governo francese e si forma anche a Parigi, dove frequenta i corsi di Henri Pousseur, Nadia Boulanger, Christoph Caskel e Karlheinz Stockhausen. Dal 1970 insegna composizione e analisi musicale al Conservatorio Nazionale e nel 1982 fonda Pauta. Cuadernos de teoría y crítica musical la principale rivista musicale messicana di cui è anche capo-redattore. È stato inoltre visiting professor in diverse università americano dalla Chicago University a Cornell University e McGill University.

Homenaje a Mario Lavista. Integral de Cuartetos
Palacio de Bellas Artes
5 giugno 2022
Cuarteto 7, Adagio para cuarteto de cuerdas (2015)
Cuarteto Latinoamericano

Il video dell’esecuzione è in fase di montaggio
appena disponibile sarà integrato in questo spazio

Audio I – Cuarteto Latinoamericano, Mario Lavista’s Complete String Quartets, Toccata Classics, 2011.

Traduzione dallo spagnolo di Edoardo Toffoletto

Video II – Mario Lavista, Cuarteto de cuerdas n°8, Toque de Silencio (2017), eseguito da Cuarteto de cuerdas José White, 5 maggio 2022, Estreno Nacional (México).

T. I

   Xavier Villaurrutia,
Suite del Insomnio (1926). 

ECO

La noche juega con los ruidos
copiándolos en sus espejos 
de sonidos.


    SILBATOS

Lejanos, largos
—¿de qué trenes sonámbulos?—,
se persiguen como serpientes,
ondulando.


    TRANVÍAS

Casas que corren locas
de incendio, huyendo
de sí mismas,
entre los esqueletos de las otras
inmóviles, quemadas ya.


    ESPEJO

Ya nos dará la luz, 
mañana, como siempre, 
un rincón que copiar
exacto, eterno.


    CUADRO

Qué temor, qué dolor
de envidia
hacer luz y encontrarte
—mujer despierta siempre—,
ahora que crees que no te veo,
dormida.



    RELOJ

¿Qué corazón avaro 
cuenta el metal 
de los instantes?


    AGUA

Tengo sed. 
¿De qué agua? 
¿Agua de sueño? No, 
de amanecer.


    ALBA

Lenta y morada
pone ojeras en los cristales 
y en la mirada.

Gli otto quartetti per archi di Mario Lavista, scritti tra il 1969 e il 2017, potrebbero essere visti come una vibrante corda genealogica del suo pensiero musicale e sonoro. In essi si condensa gran parte del lascito che il compositore ereditò dal panorama musicale messicano e internazionale, ora imprescindibile per comprendere l’ampio mosaico udibile del mondo contemporaneo. Nel primo quartetto Diacronía del 1969 (Audio I), Lavista affronta la composizione e l’interpretazione come processi equivalenti e esplora alcuni principi dell’indeterminazione permettendo agli interpreti di decidere tanto del ritmo quanto del tempo dell’opera. Il suo titolo si riferisce al concetto « che intende il discorso musicale in quanto pura successione di forme ». Il secondo numero Reflejos de la noche (1984, Audio I) – Riflessi della notte – fu la prima collaborazione effettuata con il Cuarteto Latinoamericano ed è una delle opere più emblematiche nel repertorio per quartetto d’archi del XX secolo messicano. In questa opera, il compositore ha usato anche tecniche estese, in particolare i suoni armonici, che si ritroveranno in altri quartetti e si convertiranno in una componente essenziale della sua estetica. Gli armonici sono una successione di suoni prodotti toccando delicatamente le corde. Con le stesse parole del compositore, « ciascuno di questi suoni è un suono-specchio prodotto da un suono generatore, che non ascoltiamo mai, di cui percepiamo unicamente frequenze parziali, i suoi armonici, i suoni-riflesso » (Lavista 2017, p. 22). Così, in questa opera costruita nella sua totalità a base di armonici, si trama una poetica della presenza aurale, perciò i toni fondamentali si fanno presenti solo nel loro sdoppiamento, come “riflessi udibili”, fantasmi aurali o “polveri magiche”, come piaceva chiamarli il compositore (Lavista 1998).

L’intima relazione che intrattenne Lavista con la poesia e la letteratura s’intravede – tra altri aspetti – nelle epigrafi che aggiunse ad alcune sue opere procedenti da poeti da poeti come Ezra Pound (Simurg, 1980), Luis Cernuda (Marsias, 1980) e Pierre-Jean de Béranger (Quotations, 1976). Tra queste vi è anche il quartetto n°2 Reflejos de la noche che presenta come epigrafe poema Eco di Xavier Villaurrutia tratto dalla raccolta del 1926 Suite del Insomnio (T. I):

La notte gioca con i suoi rumori
Copiandoli nel suoi specchi
di suoni

Da qui, questo quartetto sarebbe uno specchio sonoro o evocazione di Eco, ninfa dei monti condannata da Era a ripetere ciò che sentisse, perché incapace di di far suonare la propria voce. Il compositore ci dice che questa opera « consta di un solo movimento diviso in tre grandi parti, la terza è un riflesso della prima. Così l’opera termina laddove comincia creando l’illusione di una struttura temporale che ritorna al suo punto di partenza ». Con questo quartetto, Lavista provò ad evocare l’atmosfera notturna convinto che « tutto ciò che ascoltiamo durante la notte non è più che una eco, formata di suoni, dei rumori che ascoltiamo durante il giorno » (Lavista 1998).

Lavista ebbe una forte inclinazione per la polifonia medievale. Una tale fascinazione trapela chiaramente non solo in opere quali la Missa ad Consolationis Dominam Nostram (1994) o lo Stabat Mater (2005), ma anche nei quartetti n°3 Música para mi vecino (1995), n°4 Sinfonías (1996) e il n°6 Suite en cinco partes (1999). In essi, Lavista ricorre tanto alle tecniche medievali, quanto all’uso dell’armonico. Il quarto numero, Sinfonías (1996) fu commissionato da Joan Niles Sears, melomane e appassionata di arte contemporanea, con l’intenzione che fosse eseguita durante i suoi funerali. La prima esecuzione del quartetto ebbe luogo nel 2010 a Barnes Hall presso Cornell University.

Il quartetto n°5 Siete invenciones (1998, Audio I) fu commissionato dall’INBAL (Instituto Nacional de Bellas Artes y Literatura) per essere eseguito al Festival de Música de Cámara de San Miguel de Allende. Si tratta di un’esplorazione di tempo e di attacco tra i sette movimenti che lo compongono. In esso, Lavista ritorna ad imprimere uno dei sigilli distintivi dei suoi quartetti, cioè l’uso degli armonici.

Il sesto numero Suite en cinco partes (1999, Audio I) « è un altro omaggio alle tecniche contrappuntistiche medievali, dove esplora gli idiomi canonici e le strutture isoritmiche » (Alonso-Minutti, 2011), come si garantisce la musicologa Ana Alonso-Minutti. D’accordo con la studiosa dell’opera di Lavista, questo quartetto si struttura nel seguente modo:

La Danza iniziale proviene da un’opera precedente per quintetto di fiati, e si basa su un tema di tre batture e il suo “controtema”, che circola tra i quattro strumenti del quartetto. Il materiale tematico si inverte a metà del movimento, però ritorna alla sua forma originaria verso il finale. Il Motete (Mottetto) è un movimento corto e tranquillo che assomiglia alla struttura di un mottetto medievale: ogni voce si fonda in un’unità ritmico-melodica ripetuta di diversa durata. […] Il terzo movimento, Canon, è l’esplorazione di due dispositivi canonici: un canone stretto di sesta maggiore discendente in due voci, e un canone proporzionale aumentato (sempre di sesta maggiore discendente) nelle altre due voci. […] L’omofonia del quarto movimento Coral […] offre un contrasto con quelli precedenti. Quasi alla metà del movimento, ritorna il contrappunto imitativo, portando anche all’abbinamento delle voci che conduce ad un breve canone all’unisono tra i violini. Verso la fine del movimento si giunge ad una sensazione di ritorno all’introduzione del materiale del principio, il che conduce ad una cadenza finale. Il quinto e ultimo movimento, Estudio, presenta una ricca trama ritmica, una poliritmia virtuale (Alonso-Minutti 2011).

Il quartetto n°7 Adagio para cuarteto de cuerdas (2015, Video I) fu una commissione Centro National de Difusión Musical de España e la Fundación BBVA. La prima esecuzione del Quartetto Simón Bolívar ha avuto luogo sempre nel 2015 al Museo National Centro de Arte Reina Sofía. Come nel secondo quartetto, qui e ancora nell’ottavo e ultimo numero Toque de Silencio (2017, Video I) vi è un uso diffuso di armonici. Con le parole dello stesso compositore, quest’ultimo quartetto « è un’elegia alla memoria del grande musicista Armando Luna (1964-2015). Di qui, il nome di tocco di silenzio, il quale si suona all’alba con tromba sola ». L’ensemble José White, che ha commissionato l’opera, ci vede invece un possibile omaggio di Mario Lavista a se stesso.

BIBLIOGRAFIA

Lavista, Mario (1998). « El lenguaje del músico », Discurso en ocasión de la incorporación de su autor al Colegio Nacional, 14 ottobre 1998, https://www.latinoamerica-musica.net/historia/lavista/lenguaje.html.

Lavista, Mario (2017). « El sonido y la palabra », Quodlibet. Revista de la Academia de Música del Palacio de Minería, n°27 (2017): 19-22, consultabile online https://mineria.org.mx/el-sonido-y-la-palabra/.

Minutti, Ana-Alonso (2011). Note al libretto di Mario Lavista’s Complete String Quartets. Cuarteto Latinoamericano. Toccata Classics, 2011.

Questo testo fu pubblicato originalmente come nota al programma dell’integrale dei quartetti per archi di Mario Lavista organizzato dalla Coordinación Nacioanl de Música y Ópera del Instituto Nacioanl de Bellas Artes y Literatura de méxico. Testo originale in spagnolo disponibile questo link: https://issuu.com/cnmo.inba/docs/programa_junio_lavista

Mariana Hijar Guevara
Mariana Hijar Guevara

Dopo avere conseguito la laurea magistrale in Storia Contemporanea all’Universidad Nacional Autónoma de México (UNAM) è attualmente dottoranda presso il Centre de Recherche sur les Arts et le Langage (CRAL) dell’EHESS di Parigi. La sua tesi si concentra sugli influssi della teoria pitagorica nella concezione della musica del nazionalismo e fascismo messicano a cavallo tra XIX e XX secolo. Inoltre, cura e scrive le note di programma all’interno della Coordinación Nacional de Música y Ópera del Instituto Nacional de Bellas Artes y Literatura, e per altre istituzioni quali l’Academia de Música Antigua, l’Orquesta Filarmónica de la UNAM e l’Orquesta Filarmónica del Estado de Jalisco.

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