GUSTAV MAHLER E IL ROMANZO DELLA SINFONIA

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Gustav Mahler (1907)
Fotografato da Moritz Nähr

«Il pubblico, oh Dio, che faccia può fare davanti a questo caos che continua eternamente a partorire un mondo che dura un solo istante e subito torna a dissolversi?» (Mahler 2010: 256). Lo sfogo lucidissimo del compositore a proposito dello Scherzo della Quinta Sinfonia, contenuto in una lettera alla moglie Alma, può ben riferirsi all’intero opus sinfonico del musicista boemo. La concezione aristotelico-oraziana dell’unità dell’opera d’arte è frantumata dallo stesso io creatore, secondo quella Verlust der Mitte (perdita del centro) che è secondo il critico Hans Sedlmayr destino dell’arte moderna.

Ricordava Carl Dahlhaus che ogni analisi della musica di Mahler è insieme necessaria e inutile: nelle sue sinfonie non rintracciamo né l’unità linguistica e formale, né l’unità d’ispirazione beethoveniana. Questi elementi hanno donato, per lungo tempo, molte frecce all’arco dei detrattori di Mahler, in primis un pubblico viennese educato al formalismo di Hanslick e offeso da un compositore che ripresentava la sera nelle dorate sale da concerto le musiche ascoltate al pomeriggio al Prater. L’interrogativo che rimane aperto è dove trovi il proprio ubi consistam una scrittura che rifiuta gli attrezzi formali del sinfonismo classico e pure la facile stampella della Tondichtung.

Se le prime quattro sinfonie ci lanciano ancora qualche appiglio programmatico, oltre al rimando esplicito ai Lieder, con le sinfonie successive, con l’eccezione dell’Ottava, il canto tace e, privati di ogni riferimento testuale, siamo abbandonati in balia dell’io creatore. Le sinfonie mahleriane si fanno avanti attraverso il superamento continuo di lutti: assistiamo uno dopo l’altro all’interramento delle “grandi narrazioni” della religione (la “Resurrezione” della Seconda sinfonia) della Natura (il panteismo della Terza) e della memoria (Das Knaben Wunderhorn). Finché nella Quinta, senza mediazione, veniamo gettati nello squallore urbano della Trauermarsch. . La perdita del centro per un ebreo di Moravia come Mahler era un dato acquisito: la piccola borghesia colta della periferia dell’impero cercava, in ritardo, di assimilare quella letteratura romantica che nella capitale era già sorpassata, così si spiega l’attaccamento di Mahler alle formule letterarie del primo ottocento tedesco. E così si spiega anche la conversione al cattolicesimo, che fu certamente una scelta opportuna per arrivare al vertice della Hofoper, ma fu anche un sincero tentativo di assimilazione a quella Gemeinschaft di cui ambiva a divenire parte. Il grande regista Ken Russel ha in modo spietato commentato tale conversione (Video I), in uno straordinario film del 1974 che è un’allucinata ricostruzione della biografia mahleriana.

Video I – Ken Russel, Mahler (1974), scena della conversione, 81.39-89.30 minuti.

Fu Theodor Wiesengrund Adorno a intravedere nelle sinfonie mahleriane il carattere del romanzo.

Sbaglierebbe tuttavia chi interpretasse questa felice intuizione di Adorno pensando ad una narrazione coerente, laddove ciò che la musica mahleriana racconta è la lotta tra tempo e scrittura. É alla dimensione del romanzo proustiano, infatti, che appartiene la musica di Mahler, e come nella Recherche protagonista è la scrittura stessa, e la trama non è altro che l’emergere del romanzo dai gorghi della memoria, le sue sinfonie ci narrano la fatica della musica di farsi biografia, di fare e disfare mondi passati e futuri, di trionfare sul Tempo. L’Held, l’eroe del romanzo, è la musica stessa, un eroe già sconfitto e “che non riesce a frenare e a ricomporre il proprio frantumarsi e fluir via proprio nella realtà frammentaria che egli si era proposto di ordinare”(Principe 1983: 733). (Solo con scaramantica ironia borghese Richard Strauss potrà tornare a parlare di eroi dopo la Siegfrieds Tod).

Ogni sinfonia mahleriana è un tentativo di misurare fino a che punto la musica possa tessere in una biografia le allucinazioni, le tracce mnestiche, l’eruzioni dell’inconscio, le speranze metafisiche. E per questo le sinfonie di Mahler, anche laddove sembrano concludersi in trionfo, sono sempre narrazione di uno scacco, di un fallimento. Dopo il trionfo del Titano abbiamo il suo interramento nella Seconda, dopo la fugace visita al Paradiso della Quarta abbiamo il funerale della Quinta, e dopo il trionfo della Quinta avremo la danza macabra della Sesta, dopo l’empireo dell’Ottava la desolante Wanderung della Nona. In Mahler ogni resurrezione annuncia sempre nuove esequie.

BIBLIOGRAFIA

Mahler, Alma. Gustav Mahler. Ricordi e lettere. Milano: Il Saggiatore, 2010.

Principe, Quirino. Mahler. La musica tra Eros e Thanatos. Milano: Rusconi, 1983.

Marco Brighenti
Marco Brighenti

Nato a Ferrara, ha studiato musica e filosofia, attualmente insegna filosofia e storia nei licei e svolge un dottorato in musicologia all’École Doctorale Concepts et Langages (Paris) presso IREMUS (Institut de Recherche en Musicologie) in co-tutela tra la Sorbona di Parigi e l’Università di Bologna. Ha scritto sulla filosofia di Richard Wagner e attualmente svolge uno studio sulla generazione dell’Ottanta.

e-mail: brighentimarco0@gmail.com

Pubblicato da Marco Brighenti

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