ARCHIVIO DEL SEMINARIO – ANNO 2022-2023

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La pulsion de mort est simplement le fait que l’énergie n’a pas d’oreille pour l’unité, pour le concert de l’organisme (de “l’appareil psychique”), est sourde à sa composition, c’est-à-dire au manque, au vide dans lequel les organes, les articuli (les notes), seraient découpés et arrangés pour faire un cosmos et une musikè. Éros compose de la musique. La pulsion de mort ne s’entend jamais, silencieuse, dit Freud. Mais c’est qu’elle est la surdité de l’économique libidinale aux règles de la composition, à la hiérarchie de l’organisme.
Jean-François Lyotard, Des dispositifs pulsionnels, 1973, Plusieurs silences, pp. 281-282.

Il Seminario di Ricerca Permanente di Mousikè (on-line) è stato concepito come uno spazio di confronto inter(in)disciplinare attorno alle questioni teoriche fondamentali per proporre una prospettiva olistica sulla musica come cultura.

REGISTRAZIONI ANNO 2022

Sessione I – 29 gennaio 2022

Sessione II – 11 marzo 2022

Sessione III – 28 giugno 2022

SESSIONE IV – 28 ottobre 2022

Gli interventi e le domande scritte durante il seminario…

01.35.16 – Giacomo Gilmozzi: Si potrebbe dare una definizione di verità?

02.09.00 – Giacomo Gilmozzi: Beh infatti la “creazione” del concetto in D&G è un atto performativo

PROGRAMMA SESSIONE IV

Ill. I – Jean-François Lyotard (1924-1998)
Ill. II – Jean-François Lyotard. La Phénomenologie. Paris: Presses Universitaires de Frances, 1954.
Ill. III – Jean-François Lyotard. Dérive à partir de Marx et Freud. Paris: Galilée, 1994 (1973)1.
Ill. IV – Jean-François Lyotard. Discours, Figure. Paris: Klincksieck Éditions, 2017 (1971)1.

JEAN-FRANÇOIS LYOTARD
DISCOURS ET DÉSIR
con Artin Bassiri Tabrizi

Il seminario proporrà una lettura del pensiero di Lyotard attraverso alcuni dei suoi testi fondamentali, risalenti alla prima fase del pensiero del filosofo francese. In particolare, nella prima sessione, si prenderanno in analisi i primi lavori di Lyotard. Da La phénoménologie (1954, Ill. II) fino a Dérives à partir de Marx et Freud (1968-1971, Ill. III), ma alcuni spunti saranno tratti anche dal testo fondamentale di tutta questa fase del suo pensiero – Discours, figure (1971) – e dalla lezione inaugurale tenuta alla Sorbonne Pourquoi philosopher (1964).

Il primo lavoro di Lyotard, una ricognizione critica concernente la fenomenologia husserliana (La Phénoménologie), è pubblicato nel 1954, mentre lavora come professore al Liceo di Constantine in Algeria. L’impostazione di questo libro (che appartiene alla celebre collana francese Que sais-je?) manifesta le intenzioni dell’autore: solo metà del testo è consacrata ad un esame attento dell’opera di Husserl, poiché gli altri capitoli sono invece rivolti ai rapporti tra fenomenologia e scienze umane (sociologia, psicologia, storia). Si tratta quindi solo in parte di una lettura “filologica” del filosofo tedesco. A quale scopo Lyotard convoca queste discipline al cospetto della fenomenologia?

Diciamo sin da ora che per Lyotard, fenomenologia comporta una decisione di porsi in un osservatorio dove “l’apparire dell’essente non è una cosa che appare”. Vale a dire che per Lyotard la fenomenologia si rivela incapace di rendere conto fenomenologicamente la sua scelta di identificare l’essere e il fenomeno: per farlo, deve uscire da se stessa, perché fondare il diritto di fare fenomenologia è in qualche modo uscirne e ritornare al pensiero tradizionale.

Ma ciò che ci interessa è anche come Lyotard si mostri grande conoscitore anche del versante francese della fenomenologia (Sartre, Merleau-Ponty), soprattutto nel capitolo dedicato al rapporto tra fenomenologia e psicologia. Ed è proprio Merleau-Ponty a costituire uno snodo, poiché nel successivo “Discours, figure” (1971, Ill. IV) sarà uno dei bersagli polemici di Lyotard.

PROGRAMMA

PARTE I
17:30-18:30 

I testi di Lyotard, come scrive Gilbert Lascault nel numero che L’Arc dedica proprio al filosofo francese, “non cessano di irritare”. In quale senso si deve interpretare questa irritazione? È forse un segno caratteristico degli scritti di Lyotard? Da una parte, lo stile di Lyotard vuole rendere conto dell’indicibile che si cela dietro al linguaggio stesso – che resta indicibile, ma che necessita al contempo di essere “segnato”. La perturbazione sintattica si rivela quindi una strategia di deformazione della ragione classica – e del discorso classico: ovvero ogni discorso che si pensa esente dal sensibile.

  • Jean-François Lyotard, introduzione al suo pensiero
  • La dérive, o la “nave dei folli” – lettura di passaggi chiave del primo testo di Dérives à partir de Marx et Freud
  • Discorso filosofico? L’ombra del linguaggio
  • La figura: un dispositivo libidinale

18:30-18:45
pause, domande e chiarimenti

PARTE II
18:45-19:30

Oltre alla ripresa critica dell’attitudine fenomenologica, Discorso, figura è impregnato del pensiero di Sigmund Freud. Ci domanderemo quali concetti freudiani siano operativi nel testo lyotardiano, cercando di mostrarne al contempo la problematicità. È possibile “fare uso” di Freud?

  • L’ambiguità del concetto di figura
  • È possibile un’estetica psicanalitica? Lettura de Principales tendances actuelles de l’étude psychanalytique des expressions artistiques
  • “Essere giusti con Freud”

BIBLIOGRAFIA

Freud, Sigmund. Opere complete. Torino: Bollati Boringhieri, 1976.

Lyotard, Jean-François. Discours, figure. Paris: Klincksieck, 1971.

Lyotard, Jean-François. Dérive à partir de Marx et Freud. Paris: Galilée, 1994.

Lyotard, Jean-François. La phénomenologie. Paris: Presses Universitaires de France, 1954.

Merleau-Ponty, Maurice. Phénomenologie de la perception. Paris: Gallimard, 1945.

Pubblicato da Edoardo Toffoletto

Co-founder Mousikè. Istituto di critica e farmacologia musicale

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