POUR UNE NOUVELLE CRITIQUE DE L’ÉCONOMIE POLITIQUE di Bernard Stiegler

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Stiegler, Bernard. Pour une nouvelle critique de l’économie politique. Paris: Galilée, 2009.

Ill. I – Bernard Stiegler. Pour une nouvelle critique de l’économie politique. Paris: Galilée, 2009.

T. I

Ma al consumo la produzione non fornisce soltanto l’oggetto. Al consumo essa dà anche la sua determinatezza, il suo carattere, il suo compimento [finish]Va detto che l’oggetto non è oggetto in generale, bensì un oggetto determinato, che deve essere consumato in un modo determinato, mediato anch’esso dalla produzione stessa. La fame è fame, ma la fame che si soddisfa con carne cotta, mangiata con forchetta e coltello, è una fame diversa da quella che si soddisfa divorando carne cruda con le mani, le unghie e i denti. Non solo l’oggetto di consumo, ma anche il modo del consumo viene quindi prodotto dalla produzione, non solo oggettivamente, bensì anche soggettivamente. La produzione crea dunque il consumatore…La produzione fornisce non solo un materiale al bisogno, ma anche un bisogno al materiale. Quando il consumo esce dalla sua prima rozzezza naturale e immediatezza – e il permanere in essa sarebbe esso stesso ancora il risultato di una produzione immersa nella rozzezza naturale – anche in quanto impulso [Trieb] esso è mediato dall’oggetto. Il bisogno che esso ne avverte è creato dalla percezione dell’oggetto stesso. L’oggetto artistico – e allo stesso modo ogni altro prodotto – crea un pubblico sensibile all’arte e in grado di godere della bellezza. La produzione non produce quindi soltanto un oggetto per il soggetto, ma anche un soggetto per l’oggetto.

Karl Marx e Friedrich Engels, Marx-Engels-Werke in 43 Bände (Berlin: Karl-Dietz Verlag, 1956-1990), vol. 42, Einleitung zu den “Grundrissen”, p. 27.
[trad. it. Grundrisse. Lineamenti fondamentali della critica dell’economia politica (Milano: PGreco Edizioni, 2012), vol. I, Introduzione, p. 15].

T. II

commerce: besides trade the word long denoted animated and repeated conversation and other forms of polite social intercourse and dealings among persons (frequently between persons of the opposite sex)…The term thus carried into its “commercial” career an overload of meaning that denoted politeness, polished manners, and socially useful behaviour in general.

Albert O. Hirschman, The Passions and the Interests. Political arguments for capitalism before its triumph (Princeton: Princeton University Press, 2013 (1977)1), p. 61-62.

Ill. II – Karl Marx. Das Kapital. Kritik der politischen Oekonomie. Hamburg: Verlag von Otto Meissner, 1867.

T. III

È il potere di influenza e di costituzione del plusvalore politico tipico delle società pluraliste nordamericane a dispiegarsi: si scambia potere e si dona potere per rendere il destinatario del dono obbligato alla controprestazione e quindi all’obbligazione, come è tipico dei processi di costruzione della rappresentanza degli interessi e della lobby.

Giulio Sapelli, Perché esistono le imprese e come sono fatte (Milano: Guerini e Associati, 2019 (1999)1), p. 148.

Per una nuova critica dell’economia politica – è la premessa per comprendere l’ultima decade della pratica teorica espressa da Bernard Stiegler (1952-2020): vi si trovano già le tesi essenziali costituenti “l’economia della contribuzione”, dall’irriducibilità del lavoro (travail) all’impiego (emploi) all’esigenza di una organologia generale – articolata sulle reti di organi artificiali strutturanti i dispositivi (o ex-organismi complessi) economici, politici ed estetici – fino all’identificazione dell’otium, quale unico momento di vera produttività socio-economica in cui ha luogo la convergenza dell’individuazione psichica e collettiva. Pertanto, “l’economia, libidinale o politica, è sempre una economia della protensione” che dovrebbe quindi oggi ambire ad istituire “una nuova temporalità sociale” riconoscendo economicamente l’otium, cioè quel tempo di lavoro – l’unico produttivo – fuori dai circuiti di riproduzione sociale dell’impiego, fuori dal nec-otium (p. 35-43, 50-51, 75-80, 92).

Il titolo allude già al nume tutelare, di cui il manifesto programmatico vuole essere la ripetizione – la nuova critica appunto – all’altezza del nostro tempo: il Marx dei Grundrisse del ’57-’58, a cui Stiegler ogni volta fedelmente ritorna per rimarcare la sorgiva intuizione antropologica marxiana, quasi dispersa nel formalismo del Capitale (Ill. II): l’insistenza sul fatto che la consumazione sia un mero momento del processo produttivo fino al sottolineare la centralità del finish, cioè del “modo di consumazione” sul semplice atto del consumare: “la produzione produce quindi il consumatore”. “L’oggetto artistico”, afferma Marx, “– e allo stesso modo ogni altro prodotto – crea un pubblico sensibile all’arte e in grado di godere della bellezza” (T. I). Qui si osserva che è Marx stesso a pensare la produzione in generale a partire dall’oggetto artistico, il che fa della dimensione estetica il cuore dell’economica politica. Stiegler si smarca da Marx non tanto sottolineando l’idea che al centro del capitalismo consumistico sia la produzione di nuovi bisogni (intuizione già marxiana del capitalismo tout court), quanto piuttosto nell’indicare la nuova energia, soggetta ad un inaudito nuovo processo di mercificazione su cui punta l’estrazione capitalistica per rispondere all’inevitabile tendenza alla riduzione del saggio del profitto causato dall’evoluzione dei modi di produzione verso l’ideale dell’assoluta automazione (meccanica dei gesti e digitale dei saperi).

Tale nuova energia è la libido stessa, oggetto del marketing quale operazione estetica di cattura dell’attenzione che struttura direttamente l’immaginario cortocircuitando i processi ritensionali e protensionali per giungere quindi alla de-sublimazione della libido riducendo l’economia libidinale ad un’economia pulsionale. L’accento sul modo di consumazione esprimeva tuttavia anche la produttività capitalistica come vettore di civiltà e processo di sublimazione della pulsione integrandola in un’economia libidinale capace di “godere della bellezza”. Nella storia dei modi di produzione dell’economia generale, intrinsecamente libidinale e politica, in cui “l’attività di produzione” appare indistintamente “al di là dei sistemi determinati di rappresentazione” e “la psicanalisi è la tecnica di applicazione di cui l’economia politica è l’assiomatica” (Deleuze-Guattari, 2015: p. 364, 366), Stiegler coglie una riduzione delle forme dello scambio dalle complessità del doux commerce (T. II), quale intreccio di scambi simbolici, materiali e spirituali, ivi incluso il dono, che ne fa sempre “uno scambio di saper-fare e saper-vivere”, alla nuda rete di transizioni consumistiche e finanziarie del mercato (p. 25-27). Ciò lo situa sulla scia della grande intuizione di Albert O. Hirschman che vide l’emergere dell’economia politica moderna come traduzione-sublimazione delle “passioni” in “interessi”, in luogo della loro totale repressione, ponendo le condizioni per la seguente liberazione della pulsione una volta ridotta interamente ad interesse economico (Hirschman, 2013: p. 14-17).

Stiegler invita quindi a rileggere – sulla scia di Hirschman – i classici dell’economia a partire dalla questione dell’economia libidinale, che struttura la temporalità stessa dei processi economici e quindi le ritensioni psichiche e collettive, assieme all’orizzonte protensionale delle società. “Il modello consumistico”, scriveva già Stiegler in tempi non sospetti, “è arrivato ai suoi limiti perché è diventato sistemicamente di breve termine, perché genera al contempo una stupidità sistemica che impedisce strutturalmente la ricostituzione di un orizzonte di lungo termine” (p. 11-12). Nel suo Finanzkapital, Rudolf Hilferding indicava già ai primi del Novecento l’origine delle crisi economiche nello scardinamento dei cicli di produzione industriale da parte della circolazione dei titoli di proprietà permessi dai flussi finanziari tra i centri dell’accumulazione capitalistica, dove i titoli acquisivano maggior valore quanto più venivano scambiati, cortocircuitando così ogni possibile forma di investimento a lungo termine, secondo la formula D-D2, obliterando la mediazione della produzione materiale con i suoi cicli di lungo termine (Hilferding, 1947: p. 137 ss.).

Per tale ragione, la nuova critica dell’economia politica deve articolare nuove forme della temporalità sociale riattivando l’economia politica quale operazione di articolazione dei processi di individuazione psichica e collettiva, giacché “l’economia è frutto della storicità personalistica ed è un complesso di relazioni tra le persone piuttosto che tra le merci, reificanti e alienanti”, e continua Giulio Sapelli, “e codesto complesso è polifonico e non monofonico: diversi strumenti possono concorrere a configurare i mercati e le regole che li determinano” (Sapelli, 2019: p. 115).  L’irriducibilità del tempo dell’otium, cioè del lavoro, si iscrive nell’orizzonte dell’economia generale, la quale concepisce la necessità di una spesa (dépense) senza prevedibile ritorno sull’investimento: tali spese si strutturano secondo la temporalità del dono. Soltanto tali investimenti si rivelano capaci di riattivare i “circuiti lunghi della transindividuazione”, cioè articolanti l’individuazione psichica e collettiva, che il capitalismo – afferma Stiegler – sarebbe stato in grado di fare a differenza del comunismo, promuovendo “la costituzione di dispositivi di motivazione fondati” sull’economia libidinale addirittura aprendo “nuove prospettive di sublimazione” (p. 76-77, 84 ss.; e Bataille, 1977, vol. VII: p. 167 ss.).

In definitiva, l’economia politica deve reintegrare la funzione della dépense, cioè del dono come forma di scambio, al di là di ogni previsione contabile di profitto (simbolico o materiale) in modo da riattivare la temporalità aperta del desiderio, su cui si fonda l’economia libidinale, dando così tempo all’intermittenza dell’otium. E questo soltanto per salvare il capitalismo stesso, quale sistema sociale di produzione, dal suo stesso baratro pulsionale, che ha inscritto ormai il dono all’interno della contabilità ristretta del nec-otium che spinge Stiegler a constatare che nel tardo-capitalismo “la borghesia è cacciata dalla mafia” (p. 84-88; Sapelli, 2019: p. 147-148, T. III).

BIBLIOGRAFIA

Bataille, Georges. Œuvres Complètes. Paris: Gallimard, 1973.

Deleuze, Gilles e Félix Guattari. Capitalisme et Schizophrénie. I. L’Anti-Œdipe. Paris: Les Éditions de Minuit, 2015 (1972)1.

Hilferding, Rudolf. Das Finanzkapital. Eine Studie über die jüngste Entwicklung des Kapitalismus. Berlin: Dietz Verlag, 1947 (1923)1.

Hirschman, Albert O.. The Passions and the Interests. Political arguments for capitalism before its triumph. Princeton: Princeton University Press, 2013 (1977)1.

Marx, Karl, e Friedrich Engels. Marx-Engels-Werke in 43 Bände. Berlin: Karl Dietz-Verlag, 1956-1990.

Sapelli, Giulio. Perché esistono le imprese e come sono fatte. Milano: Guerini e Associati, 2019 (1999)1.

Edoardo Toffoletto
Edoardo Toffoletto

Edoardo Toffoletto (Milano, 1991) ha studiato filosofia a Padova, al King’s College di Londra e alla Freie-Universität di Berlino, dal 2017 è dottorando di ricerca all’EHESS di Parigi. Ha collaborato inoltre con Bernard Stiegler (1952-2020) e l’Institut de Recherche et d’Innovation, in quanto membro del Collettivo Internation, per la pubblicazione dell’opera collettiva Bifurquer. Il n’y a pas d’alternative (Parigi, Les Liens qui libèrent, 2020), di cui ha collaborato alla traduzione italiana per i tipi della Meltemi uscita nell’autunno 2020.

È inoltre fondatore del Centro Studi Giorgio Colli che pubblica la collana Quaderni colliani. I suoi temi di ricerca intrecciano la storia del pensiero politico ed economico assieme all’estetica (in particolare musicale) e la psicanalisi. Regolarmente scrive di temi politico-economici e geopolitici tra cui per Business Insider Italia (2017-2021).

e-mail: e.toffoletto@mousike.world

Pubblicato da Edoardo Toffoletto

Co-founder Mousikè. Istituto di critica e farmacologia musicale

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