PREFAZIONE GENERALE alla Bibliothèque Internationale de Musicologie (Gisèle Brelet)

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Gisèle Brelet (1915-1973), pianista e filosofa, è una delle figure più rimosse della musicologia francese del Novecento. In effetti, Ivo Supičić ricorda molto sintomaticamente la musicologa francese osservando che al tramonto della sua vita, “sembrava al contempo circondata e sola. Si potrebbe osare e dire irradiante e ignorata, mondialmente conosciuta e dimenticata. Potremmo forse applicare a lei quel vecchio adagio, secondo il quale il profeta è ignorato nel suo proprio paese” (…semblait à la fois entourée et seule. On oserait dire rayonnante et ignorée, mondialement connue et oubliée. Pourrait-on lui appliquer ce vieil adage, selon lequel le prophète est ignoré dans son propre pays…) (Supičić, 1973, p. 318). Per la rinomata casa editrice francese Presses Universitaires de France (P.U.F), Brelet ha fondato nel 1951 una collana di interesse scientifico notevole: la Bibliothèque Internationale de Musicologie.

Pertanto, presentiamo qui, per la prima volta in italiano, la prefazione generale alla collana, che appare quale un manifesto inattuale per una “concezione globale della musica” (Supičić, 1973, p. 319). Un primo omaggio di Mousikè ad una figura del pensiero che si rivela ancora ricca e feconda, soprattutto oggi, dove i sintomi da lei anzitempo segnalati si sono via via sempre più acuiti.

BIBLIOGRAFIA

Supičić, Ivo. « Hommage à Gisèle Brelet ». International Review of the Aesthetics and Sociology of Music. Vol. 4, n°2 (1973): pp. 317-319.

traduzione di Artin Bassiri Tabrizi

alcuni titoli deLla COLLANA
Bibliothèque Internationale de Musicologie
diretta da Gisèle Brelet dal 1951

Gisèle Brelet. L’interprétation créatrice. Essai sur l’exécution musicale. Vol. I. L’exécution et l’œuvre. Parigi: P.U.F., 1951.
Alphons Silbermann. La musique, la radio et l’auditeur. Étude sociologique. Parigi: P.U.F., 1954.
Éric Émery. La gamme et le langage musical. Parigi: P.U.F., 1961.
Edmond Costère. Mort ou transfigurations de l’harmonie. Parigi: P.U.F., 1962.

Uno dei grandi fatti dell’epoca moderna è rappresentato senza dubbio dall’importanza considerevole che assume la musica nella vita quotidiana di ogni individuo, non solamente grazie ai nuovi mezzi di diffusione come il disco e la radio, ma ancor più per l’essenza stessa di quest’arte, la prima e la più pura di tutte, e al contempo quella che si è sviluppata più tardivamente rispetto alle altre perché essa abbisognava, per affermarsi, di conquistare progressivamente la sua autonomia. Assistiamo di fatto, dall’inizio del secolo, a una rivoluzione senza precedenti nella storia della musica: a un totale rinnovamento della lingua e del pensiero musicale, dei mezzi creativi così come di quelli esecutivi. Poiché, la musica moderna domanda un’esecuzione moderna, e la nostra epoca è ricca di grandi interpreti e compositori.

Per la filosofia, il fatto ancor più significativo è che quest’arte si rivolga all’estetica: sempre più compositori – i più grandi soprattutto – si fanno estetologi, preoccupandosi dell’estetica filosofica ed esigendone una risposta alle loro problematiche. D’altronde è lo stesso grande pubblico che interroga l’estetica musicale, che è più vicino – innanzitutto etimologicamente – al versante della pratica musicale che a quello della musicologia pura. I testi consacrati, in Francia, alla musica sono già numerosi; ma questi sono generalmente riservati a specialisti, o si tratta invece di monografie più o meno romanzate che non chiariscono affatto il fenomeno musicale – estranei, insomma, alla musica stessa, a questa musica vivente che è la sola che interessa il profano e l’artista.

Per queste ragioni, era necessario fondare una collana di musicologia che raccogliesse e assemblasse, ma al contempo ispirasse, autori che si sforzano prima di tutto di circoscrivere l’esperienza musicale concreta e che consegnano al compositore, all’esecutore e all’ascoltatore un’immagine fedele di loro stessi. È quest’esperienza che deve essere l’oggetto ultimo e il fine della musicologia per come noi l’intendiamo, da distinguersi dalla pura musicografia, che si limitava ad accumulare casualmente delle conoscenze vane e a girare attorno alla musica senza mai penetrarvi. Accoglieremo dunque tutti i libri sulla musica che siano di storia, di etnografia, di psicologia, di etica o di filosofia musicale: sarà sufficiente che la loro origine e il loro fine sia la musica concreta, che chiariscano e approfondiscano l’esperienza musicale. Così l’estetica potrà rispondere alla chiamata che le rivolge l’arte vivente al fine di spingerla verso le sue potenze più estreme; così, sarà confermata una tendenza fondamentale del nostro tempo.

È il momento di respingere una certa estetica astratta e paroliera che discredita la filosofia agli occhi dell’esperto. C’è più filosofia in una riflessione di un (grande) compositore o di un grande interprete che in un’estetica che si pretende filosofica…poiché l’esperto, in contatto permanente con l’esperienza musicale dal quale il suo pensiero non si allontana mai, non può che pensare giusto, sanzionando come fallimento una falsa filosofia. Si era aperto un grande iato tra estetica astratta e arte concreta. Ma ecco che dall’arte tenta di nascere una filosofia nuova, a margine di quelle già consacrate: ecco che dei compositori e degli interpreti si mettono a riflettere passionatamente sulla loro esperienza e aspirano a una disciplina capace di far fiorire tali riflessioni. Ebbene, è questa filosofia nuova che ha il compito di guidarli e di condurli verso loro stessi, ma non potrà farlo che se essa è il frutto al contempo di esperti e di filosofi, capaci di mobilitare da questa filosofia della tecnica che assicurerà la salvezza dell’estetica musicale.

Così, l’estetica realizzerà il suo antico anelito di essere normativa: fondata sulla tecnica e sui dati dell’esperienza musicale, potrà contare di rivestire un ruolo pratico, diventare efficace per la sua stessa verità. Non solo ispirerà e guiderà l’esecutore e il creatore, ma accompagnerà anche il profano, chi cioè ama la musica senza conoscerla bene, verso questo piacere musicale autentico che è la ricompensa di un sapere. Senza la conoscenza tecnica, il piacere che l’arte procura non è estetico: ma mera eccitazione di sentimenti e di sensi. E la musica, essendo arte pura, concede il suo piacere soltanto a coloro che la percepiscono distintamente. Tenteremo quindi di rendere accessibile e comprensibile la tecnica musicale, alla quale si riferisce l’esperienza musicale stessa si riferisce implicitamente anche per il profano. Non faremo perciò di essa una conoscenza vana associandola alle componenti astratte, che non sono che il suo involucro materiale, ma al contrario chiariremo – per così dire – la sua anima e il suo significato segreto, la sua origine e il suo scopo, che risiedono nella soddisfazione delle esigenze fondamentali della coscienza umana. Se la musica, come pensava già Archita, “può condurre alla filosofia”, è precisamente perché l’arte musicale è una via d’accesso alle regioni più profonde dello spirito che le parole non hanno ancora contaminato.

Volendo approfondire e arricchire l’esperienza musicale, accetteremo e valorizzeremo nei nostri autori la diversità dei punti di vista: e vedremo opporsi e al contempo congiungersi le visioni dello storico, dello psicologo o del sociologo, del compositore, dell’esecutore e del contemplatore. In particolare, è il punto di vista dell’interprete che necessita di essere esposto, finora troppo tralasciato, giacché il suo esperire musicale, infinitamente preciso e ricco, sintetizza al contempo quella dell’ascoltatore e quella del compositore. Per favorire questa pluralità di punti di vista, apriremo questa collana ad autori stranieri, e crediamo che la logica sottostante al loro pensiero, la loro cultura, la loro formazione differente dalla nostra avranno come effetto salvifico di liberarci dal giogo delle parole e dai luoghi comuni del nostro pensiero, di rinnovare il suo contatto con l’esperienza musicale pura. Potranno dunque qui incontrarsi gli spiriti eletti per fecondarsi e per prosperare: non li legherà che il contatto al contempo più solido e meno tirannico, la fedeltà a un metodo che conduca, in ultima istanza, alla descrizione dell’esperienza musicale. Così si avvererà forse questa congiunzione tra musica e filosofia, invocata da tempo dai filosofi. Poiché la musica, riportata attraverso un nuovo metodo alla sua unità e alla sua diversità concrete, non sarà più un pretesto, ma un insegnamento vivo di una filosofia.

Gisèle Brelet, 1951

Artin Bassiri Tabrizi
Artin Bassiri Tabrizi

Artin Bassiri Tabrizi (1992) è dottorando in filosofia delle arti visuali all’Università di Strasburgo (ACCRA). Ha ottenuto un Master in “Arts et Langages” all’EHESS di Parigi. Si è diplomato in pianoforte al Conservatorio F. Morlacchi di Perugia. Le sue ricerche vertono sull’estetica, la psicanalisi e la fenomenologia della musica. Attualmente, insegna filosofia in un liceo parigino. Collabora per le seguenti riviste: Gli Spietati, Quinte Parallele, Teatro e Critica.

e-mail: artin.bassiri-tabrizi2@etu.unistra.fr

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